L'analisi

Il figlio non segue più le orme del padre. Le imprese molfettesi senza ricambio generazionale

La testimonianza della presidente dell'Associazione Imprenditori Maddalena Pisani

Attualità
Molfetta venerdì 13 aprile 2018
di Adriano Failli
La zona industriale di Molfetta
La zona industriale di Molfetta © molfettalive.it

“Imparare un mestiere”. Questa espressione ha forse tormentato intere generazioni di lavoratori ed è stata dominante per gran parte del Novecento in tutte le famiglie italiane. L’idea di imparare un mestiere rappresenta appieno una concezione pragmatica del lavoro, legata a definizioni strettamente tayloristiche. Ad oggi, sembrerebbe una teoria superata del tutto, eppure, stando a diverse testimonianze che vanno dal micro al macro, non è così.

Il passaggio generazione padre-figlio è scomparso. Anche a Molfetta, i percorsi di studio sempre più lunghi e complessi allontanano le nuovi generazioni di lavoratori da una specializzazione in settori che sentono, non tanto la crisi occupazionale, quanto quella generazionale, con l’impossibilità di un vero e proprio ricambio.

C’è una catena che si spezza e non produce più nuove classi di operai ed imprenditori settoriali che hanno creato con la meccanica di precisione così come con altri settori manifatturieri a Molfetta, una eccellenza che si impone a livello nazionale e non solo. Il problema generazionale passa da diversi fattori, in primis quello della diffusione di nuove concezioni del lavoro, più legate all’idea del servizio e pertanto connesse ad un percorso di studi che non si ferma più al liceo.

L’università diventa quasi una scelta obbligata per molti, che optano per l’abbandono della specializzazione professionale percorrendo altre strade. Così si tenta di re-invertire la tendenza, inserendo ad esempio il mondo della scuola più a contatto con il territorio attraverso l’alternanza scuola-lavoro, in cui si segnalano tante pratiche positive, ma al contempo diversi disagi.

Può essere sufficiente? Abbiamo intercettato in merito Maddalena Pisani, presidente dell’Associazione Imprenditori, che pur non stilando dati numerici, è allarmata dall’età media degli imprenditori delle aziende specialistiche molfettesi, dove non si registrano cambi di tendenza.

Tra le soluzioni, la dott.ssa Pisani non esclude la possibilità di individuare nuove forme contrattuali per i giovani lavoratori: “Ad oggi un’azienda non è incentivata ad assumere uno studente con contratto part-time, preferendo assunzioni full-time. Vanno pertanto studiate soluzioni che tutelino l’impresa e il lavoratore, forme incentivanti per favorire l’assunzione di chi abbia voglia di proseguire il percorso di studio”.

In tal senso, qualcosa si è fatto con l’apprendistato professionalizzante e questa può essere una strada interessante su cui continuare ad investire. La palla però passa al legislatore, con il problema del lavoro che continua essere centrale nell’agenda politica, non solo però a livello nazionale.

Quale sarà il futuro delle aziende specialistiche molfettesi è per ora un interrogativo a cui è difficile rispondere se non ipotizzando soluzioni ed avendo il coraggio di scommetterci sopra.

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I commenti degli utenti
  • iGiovanni Gadaleta ha scritto il 13 aprile 2018 alle 11:57 :

    Gent.le Direttore leggo il suo articolo e mi permetta di dissentire. In primo luogo, il passaggio generazionale è un problema della dinamica evolutiva delle PMI italiane e non solo molfettesi. Inoltre la realtà della metalmeccanica molfettese è variegata ed assolutamente frizzante. Alla prima generazione degli anni '70 che ha visto affermarsi I D'Elia, Gigotti, Cormio, De Nicolo, Mezzina, si è ottenuto un fenomeno simile a quello veneto con la gemmazione di altre realtà iderivanti da ex dipedenti di tali imprese, che si mettevono in proprio. Nel contempo si è avuto ed affrontato il passaggio generazionale con esiti assolutamenti difform e positivi i rispetti a quelli della media nazionale. Parliamo dell'Hammer, della Osa, della stessa Alas e Tecnodema. Bisogno conoscere, prima Rispondi a iGiovanni Gadaleta

  • Giuseppe Azzollini ha scritto il 13 aprile 2018 alle 11:01 :

    Allora io faccio parte della minoranza che ha imparato il mestiere dal padre. Sono l'eccezione! Rispondi a Giuseppe Azzollini

  • carlo roselli ha scritto il 13 aprile 2018 alle 10:18 :

    Dite alla dottoressa Pisani che se si pagasse di più un operaio (settore manifatturiero) rispetto a un centralinista (settore servizi), sia in termini assoluti che in termini relativi, si formerebbero molti più operai che centralinisti. Se si sono creati i presupposti per lavoretti (centralinisti) e non lavoro vero (operai) alla fine il risultato che ci si ritrova nella comunità è quello su menzionato. non ci vuole un genio a capirlo Rispondi a carlo roselli