Nell’auditorium del Seminario regionale

La vita straordinaria di Michele Balacco: “Amava costruire, guardava al futuro”

Ieri la presentazione del libro di Bianca Tragni, a lui dedicato

Cultura
Molfetta domenica 01 luglio 2018
di La Redazione
La presentazione del libro di Bianca Tragni, dedicato a Michele Balacco
La presentazione del libro di Bianca Tragni, dedicato a Michele Balacco © Molfettalive.it

Simbolo di pugliesità, per dirlo con le parole di Bianca Tragni. Emblema di costruzione, di entusiasmo e di voglia di futuro, per citare il ricordo di Ignazio Balacco. Questi sono solo alcuni degli aspetti emersi della personalità eroica di Michele Balacco, protagonista di una serata a lui dedicata ieri nell’auditorium del Seminario regionale di Molfetta.

Lì, in uno dei cuori della storia della città, è stato presentato il libro della Tragni a lui dedicato (a moderare Gaetano Campione, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno. “Da Castel del Monte a l’Asmara… e ritorno”, questo il titolo del volume, che narra appunta la vita avventurosa di Balacco, costruttore molfettese dai cui progetti sono nati pezzi di storia, non solo di Molfetta.

“L’idea del libro – racconta Bianca Tragni – nasce dalla conoscenza di un uomo straordinario. Quando chiedevo a Michele di parlarmi delle sue cose, era sempre restio a raccontarle, ma ho l’istinto della giornalista e riuscivo a farlo parlare. Appresi della sua vita avventurosa, e già quando mi disse che suo nonno aveva restaurato Castel del monte per me fu una luce”. Troppo ghiotta per lei, esperta di tradizioni storico-popolari e studi federiciani, fu l’occasione di cominciare questa narrazione storico-letteraria. “Castel del monte vuol dire pugliesità – prosegue – e Balacco era la pugliesità. Quando quella pugliesità si è trasferita poi in Eritrea, sono nate cose grandi”.

Non a caso, a proposito del legame con la sua terra, erano tantissimi i presenti accorsi per ricordarne la figura. Personalità di spicco dell’ambito ecclesiastico, militare e civile. Tutti suoi amici, profondi conoscitori del valore dell’uomo e della sua straordinaria professionalità. “La cosa che ho sempre apprezzato molto di mio padre – racconta il figlio Ignazio – è stata l’enorme dedizione al lavoro, durata fino ai 90 anni. E poi quell’incredibile ottimismo, al punto che ho appreso tante cose da questo libro rispetto al suo passato. Non parlava mai del passato, sempre del futuro. Non era un nostalgico, vedeva sempre avanti”.

Non stupisce allora che il suo motto fosse intimamente legato a una visione positiva e costruttiva della vita. “Nella vita ho sempre costruito, mai distrutto”, diceva con convinzione. Parole eloquenti di una storia che affonda le radici nel 1800, quando gli avi di Michele e Ignazio vivevano a Sant’Arcangelo di Romagna. Poi il trasferimento e il testimone che passa di mano in mano, da un costruttore all’altro. “Sono esponente della quinta generazione – dice ancora Ignazio – e abbiamo in effetti raccontato molto di Molfetta”.

E non solo. Perché, per tornare alle parole della Tragni, Balacco è uno di quelli che è andato e poi è tornato. Fuga e ritorno dei cervelli. “Nel titolo non a caso si parla di ritorno – è il suo commento – È bello quando i talenti vanno fuori e tornano più ricchi e capaci, spendendo le loro energie per il territorio. Oggi vanno via e non tornano più. Lui è tornato e ha fatto cose belle grandi, straordinarie imprese”.

Chi vive tutto ciò ne può raccontare di cose. Inedite e incredibili. “L’aneddoto che più mi è piaciuto raccontare – conclude Tragni – riguarda L’Asmara. L’Asmara era la città ideale, si godeva, si viveva bene. Un po’ come la mitica Shangri-La. ho reso tutto il clima di L’Asmara, l’atmosfera della Shangri-La di quell’epoca”. Shangri-La è il nome di un luogo immaginario che il romanziere James Hilton descrive nel suo romanzo “Orizzonte perduto”. La zona dell’eterna primavera, perfetta per la regolarità della natura, straordinaria per la pace, la tranquillità, per il tempo che si è quasi fermato.

Anche ieri, per motivi diversi, il tempo pareva essersi fermato. E Michele Balacco, che si è spento a inizio 2017, sembrava essere presente. Più presente che mai.

“Cosa mi ha sorpreso nel libro? – conclude Ignazio – Scoprire ciò che pensava di me. Non amava complimentarsi, era piuttosto austero come figura. La scrittrice ha parlato della stima che avesse di me. È stato bello”. Perché le grandi personalità in fondo fanno così. Costruiscono premesse, promesse e pure apprezzamenti senza spifferarli ai quattro venti. Fatti e discrezione. Da qui cominciano le belle storie e i libri che le raccontano. Con orgoglio e passione.

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