Abbiamo ascoltato una delle responsabili del progetto

Il dialetto molfettese al centro di uno studio dell'Università di Zurigo

L'obiettivo è quello di comprendere come la nostra parlata si sia evoluta negli ultimi cento anni

Cultura
Molfetta lunedì 02 luglio 2018
di Adriano Failli
Duomo di Molfetta
Duomo di Molfetta © Palma Salvemini

Il dialetto, lingua che viene da lontano, talvolta bistrattata ed estirpata come il peggiore dei rami, talvolta difesa e insediata in noi come la più solida delle radici. Tanti sono i punti di vista sull'eliminazione o la salvaguardia dei vernacoli locali. In Italia ce ne sono centinaia, da vere e proprie lingue riconosciute a varie ramificazioni territoriali e cittadine. Molfetta, non è da meno e la nostra peculiare parlata è finita sotto la lente d'ingrandimento dell'Università di Zurigo, in Svizzera.
Un gruppo di studiosi, guidato dai ricercatori Federica Breimaier e Giovanni Manzari, ha avviato una ricerca sulle strutture grammaticali che caratterizzano la nostra parlata. Una prima fase ha sottoposto ai molfettesi un questionario online, mentre la seconda, potrebbe svolgersi proprio qui a Molfetta. Abbiamo ascoltato in merito la dottoressa Breimaier che ci ha illustrato le fasi della ricerca e i futuri sviluppi.

Come nasce l'interesse per il nostro dialetto?

All'interno dell'Università ci occupiamo spesso di Dialettologia e l'interesse per i dialetti pugliesi è innato per il mio collega (il dott. Manzari ndr) originario proprio della Puglia. Lo studio è ancora agli inizi, infatti abbiamo sottoposto un questionario ai cittadini come prima fase. Posso dire che l'iniziativa ha avuto successo e con molta probabilità in autunno svolgeremo la seconda parte degli studi direttamente in Puglia.

Può dirci quale sarà l'obiettivo della ricerca?

L'obiettivo è senz'altro quello di sapere come si è evoluta la lingua nel corso degli anni. Gli studi di dialettologia osservano proprio come i vernacoli sopravvivono alle evoluzioni del tempo. L'ultimo sul dialetto molfettese è stato eseguito nel 1917 da Clemente Merlo, vogliamo capire come si è modificata la vostra parlata in questi cento anni e come siano state inglobate le nuove terminologie, dalle nuove generazioni, fino ai più grandi.


Come si svolgeranno le fasi successive dello studio?

Le prossime fasi, dopo un'analisi dei questionari, si svolgeranno direttamente a Molfetta. Come detto, per seguire l'evoluzione periodica della lingua, sarà necessario confrontarsi con tutte le fasce d'età, dai più giovani ai più grandi, servirà inoltre parlare frequentemente dialetto, tendenzialmente almeno una volta al giorno. Per fare questo eseguiremo indagini su campioni di trenta o quaranta persone, di età compresa dai diciotto ai sessant'anni, con sessioni di domande e interviste.

L'indagine riguarderà solo il dialetto molfettese o anche quello di altri comuni limitrofi?

Al momento non è previsto lo studio di dialetti di comuni o territori a voi vicini, molto dipenderà dalle future indagini, ma il dialetto molfettese ad ora ha le caratteristiche grammaticali e linguistiche necessarie ai nostri studi e alle nostre ricerche.

Sarà possibile compilare il questionario fino a domani al seguente indirizzo, mentre la seconda fase della ricerca è prevista per l'inizio dell'autunno. Non ci tocca che attendere gli sviluppi di questa interessantissima ricerca sulle nostre radici e attendere l'autunno per la seconda fase.









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