Lo spettacolo

Amore e libertà, in scena la vita di Gioacchino Rossini

Ieri e sabato lo spettacolo promosso dall’associazione “Luigi Capotorti”

Spettacolo
Molfetta lunedì 02 luglio 2018
di Luigi Caputi
“Nel teatro del gran mondo”, l’opera sulla vita di Gioacchino Rossini
“Nel teatro del gran mondo”, l’opera sulla vita di Gioacchino Rossini © Molfettalive.it

Parola d’amore e di libertà, vibrante e sinuosa nella sua elegante musicalità. Lungi dal riassumere riduttivamente la grandezza dell’opera rossiniana, una simile definizione può tentare di fornire un’idea di quanto realizzato dallo spettacolo musicale “Nel teatro del gran mondo”.

In occasione del centocinquantesimo anniversario della morte di Gioacchino Rossini, l’Associazione molfettese “Luigi Capotorti” ha inscenato in Fabbrica San Domenico una rielaborazione drammaturgica della vita e dei principali capolavori del compositore settecentesco.

L’esibizione, curata sul piano testuale e scenico da Maria Antonietta Cozzoli, ha avuto luogo sabato ed è stata replicata nella serata di ieri. L’armonioso accompagnamento del coro polifonico dell’associazione “Capotorti”, in unità al magico suono dei violini e sotto la guida del maestro d’orchestra Salvatore Campanale, ha rappresentato la cornice ideale di un’esposizione di elevata qualità formale e contenutistica.

La numerosa platea ha assistito ad uno spettacolo che, con ironico equilibrio tra serio e faceto, ha saputo veicolare le principale macro-tematiche del teatro rossiniano. Amore e libertà, sofferenza e sicurezza, rivoluzione intima, melodiosa senza essere rumorosa, sapientemente dosata tra le righe dell’ortodossia formale: così è stata reinterpretata e commemorata la parabola di una delle maggiori personalità della nostra storia artistica.

A un estremo il Rossini narrato e spiegato dal “Signor Gaudenzio”, interpretato da Franco Martini; all’opposto il compositore in persona, muto e consenziente, impersonato da Vincenzino Monaco. Uno di fronte all’altro, l’esplicito e l’implicito, il detto e il non detto, complementari e indispensabili, hanno guidato la performance canora, melodicamente parlata, degli attori-cantori.

La biografia di Rossini è stata il file rouge delle due serate, letta e commentata dal Signor Gaudenzio, tra intervalli scherzosi e proiezioni di immagini e video (talvolta concretamente storiche, talora emblematiche o simboliche) su un pannello antistante il palco. Al centro della scena sono state riprodotte parti di opere fondamentali del corpus del compositore nato a Pesaro nel 1792. Sono stati scelti, per la rappresentazione de “Nel teatro del gran mondo”, i momenti decisivi di una formazione contemporaneamente umana e artistica. Il precoce talento rossiniano annulla infatti ogni logica e naturale regola temporale: l’uomo e il genio crescono all’unisono, fulminei e inscindibili, nessuno dei due elementi può precedere l’altro.

A 18 anni, dopo varie esibizioni di straordinaria abilità musicale, il compositore produce e porta in scena la sua prima opera, una farsa intitolata “La cambiale di matrimonio”. Si nota immediatamente una continuità, una profonda eredità, un’innovazione sicura e spontanea, tipicamente mozartiana, elogiata sulle pagine del “Corriere delle Dame” e dalle autorevoli parole del contemporaneo Stendhal.

Il giovane Rossini, che si sposta con la famiglia a una città all’altra di un’Emilia asservita allo Stato Pontificio, cova un sentimento libertario e filofrancese e arriva a scrivere un inno che gli costa una schedatura poliziesca. La tanto promettente quanto illusoria esperienza politica di Murat, dopo aver entusiasmato il compositore italiano, si consuma tragicamente e arresta ogni sogno rivoluzionario di un’Italia ancora lontana dall’indipendenza.

Nel 1815 Rossini si trasferisce a Napoli, progressivamente si defila da ogni interesse politico e s’immerge totalmente nel lavoro teatrale. Medesimo e impopolare disimpegno si manifesterà durante la permanenza a Milano. “La rivoluzione di Rossini è esclusivamente nelle note” afferma a questo proposito il Signor Gaudenzio.

Parzialmente deluso, ma anche fondamentalmente indifferente alle contingenze storiche, il compositore si erge ad una libertà che va oltre ogni ideologia, quella anticonvenzionale e ineffabile dei suoi lavori.

Protagonista di ogni opera è Amore, entità disordinatrice di un mondo disorganico, espressa tuttavia in una perfezione musicale di metafisico equilibrio. Il testo di Maria Antonietta Cozzoli ha dato spazio al lamento di Giocondo, personaggio de “La pietra di paragone” (1821) interpretato da Nicola Petruzzella, che implora il cielo di poter dimenticare “sì gran beltà” della donna che ama senza fortuna. Nella galleria degli innamorati infelici rossiniani ha figurato, nello spettacolo dell’Associazione “Capotorti”, anche Tancredi.

Interpretato dalla potente voce di Maria Candirri, il soldato siciliano, sullo sfondo di una Siracusa occupata dai saraceni, piange un ingiusto esilio che gli costerà la forzata separazione dalla sua amata Amenaide. Altri personaggi hanno con il loro canto deliziato il pubblico e ulteriormente adornato il suggestivo scenario stellato di Fabbrica San Domenico. Filippo Fontana nelle vesti di Dandini, Erika Mezzina in quelle di Pamira, Carmen Lopez come Semiramide, hanno cantato burrascose vicende sentimentali, dolori che possono placarsi unicamente nella sovraumana dimensione dell’arte teatrale e della musica.

Considerato il primo musicista italiano di stampo europeo, abile nel riprendersi e contemporaneamente rimettersi in discussione da un’opera all’altra, Rossini è stato assurto, con la geniale incoscienza del suo linguaggio polisemico, a simbolo di libertà. “Dal tuo stellato soglio”, preghiera del terzo Atto di “Mosè in Egitto” (1818), è stata ripresa dalla regia di Toscanini nel 1946, in occasione della prima del Teatro alla Scala riaperto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L’opera, che nel 1817 era stata commissionata dai Borbone come rappresentazione di legalità e regalità, si è trasformata nel suo opposto, è stata scelta come replica umana alla disumana follia nazista. L’amore libertario rossiniano scavalca ogni significato prevedibile e predefinito, oltrepassa i confini dello spazio e del tempo e trasforma la parola in canto.

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